Pubblico di seguito alcuni brevi estratti (i più significativi) di una lunga intervista di Edoardo Dezani a Matteo Galiazzo, così vi risparmio la sofferenza di dovervela leggere tutta intera (se proprio ci tenete potete comunque reperirla qui). A fine di ogni estratto, fra parentesi quadra e in corsivetto, commenti miei.
Galiazzo: "In sostanza penso che se uno è contento non ci pensa minimamente a mettersi a scrivere, perché la letteratura è fondamentalmente lagnarsi di qualcosa attraverso delle alterazioni simulate del paesaggio esterno." [e un bel tiè! agli strutturalisti non vogliamo mettercelo?]
Dezani: "Tu intanto non scrivi più, perché fai l’informatico, ma in realtà stai scrivendo, perché l’informatica è l’epistemologia della letteratura, tutto è riconducibile a un’architettura tre livelli, l’universo è un database di eventi, che noi leggiamo attraverso l’application server che contiene le logiche della nostra conoscenza attuale, e poi c’è la letteratura che è l’interfaccia utente di tutto questo, l’Explorer." [vorrei commentare, ma, a leggere 'sta cosa, mi si è impallato il sistema. Forse devo espandere la ram, o cambiare la scheda grafica (tradotto in termini dezaniani: forse devo tornare nel Veneto e fare un corso alla Brain-up, o andare dall'oculista)]
Galiazzo: "(...) molta letteratura è sempre stata piena di riferimenti ad altra letteratura, e a me questo sembrava assurdo." [la tradizione, questa assurdità]
Dezani: "La ragione per cui uno scrive è sé stesso, perché esiste, per darsi una volontà di senso. Poi fa leggere le sue cose alle persone che gli piacciono, per conquistare delle tipe, e lì è la volontà di piacere. Poi cerca di pubblicare, per vivere di quello che scrive, perché la letteratura è ricerca (come tutte le altre attività, dall’avvocato al meccanico) così da avere tempo per continuare a ricercare, mentre se fai un altro lavoro hai meno tempo. Per vivere di quello che si scrive e acquisire prestigio sociale, e questa è la volontà di potere.Tu scrivi ancora? Solo per te stesso? La letteratura ti è servita per bekkare delle tipe, per conquistare prestigio sociale (mi ricordo quando eri in prima fila nella puntata di Fenomeni su Genova)?" [volontà di senso, di piacere, di potere - ma Dezani ragiona solo a triadi concluse?]
Galiazzo: "E soprattutto tutto questo non è molto importante, a causa di una cosa che ti dirò. Secondo me la cosa importante è il lettore, non lo scrittore. É l'osservatore che crea la realtà, e quindi è il lettore che crea il romanzo, fondamentalmente. Tu gli devi semplicemente fornire delle cose che funzionino da attivatori, o che passino il filtro, o che facciano girare la girandola. E' imprevedibile quello che succede al lettore [allora tanto vale scrivere assolutamente a caso]. Per lo più si annoierà, perché le cose che il tuo filtro ha lasciato passare magari vengono filtrare dal suo filtro, e quindi alla fine non passa niente. Se uno magari ha un filtro con i buchi esattamente uguali ai tuoi passa tutto, ma magari si annoia lo stesso perché dice Ehi, ma queste cose io le vedo tutti i giorni, che me le leggo a fare. E poi ci sono tutte le gradazioni intermedie, che son le più interessanti per il lettore." [altro che filtro, qua bisogna cambiare tutta la macchinetta del caffè]
Dezani: "Del resto ognuno è gratificato nel fare le cose che gli riescono bene, ma queste cose devono anche avere valore per il progresso della società, se il muratore con 5 figli dopo aver letto i libri di Galiazzo si fissasse di diventare scrittore senza averne i mezzi e quando lo capisce si ammazza, è poi la società che deve pagare per mantenere i figli." [e adesso cos'è questa pruderie durkheimiana?]
Galiazzo: "Se uno pensa di essere felice scrivendo benvenuto. È meglio che sappia in anticipo però che la cosa non gli darà mai da vivere. Se pensa di vivere di quello che scrive è meglio che si dedichi al superenalotto, perché ci sono molte più probabilità di sistemarsi. E questa forse è anche la misura più giusta dell'utilità di quello che uno scrittore produce." [quindi giocare al superenalotto è meglio che mettersi a scrivere. Magari leggersi qualche pagina di cronaca nera, prima di dare consigli del genere...]
Galiazzo [parlando del suo lavoro di informatico]: "Poi ti pagano regolarmente abbastanza da sopravvivere, e questo sì, ti fa sentire più socialmente utile: se qualcuno è disposto a sottrarsi del denaro, cazzo, stai facendo qualcosa che vale." [ehi, vedo che oltre alla teoria sociale classica ci siamo studiati pure Adam Smith - bene]



