
Presentazione editoriale di "Primavera Bizantina", di Franco Alvisi, uno dei concorrenti del Grande Fratello di quest'anno (come al solito, le parole in corsivo e fra parentesi quadre [ ] sono misera farina del mio sacco).
"Franco Alvisi, nella scrittura colta e brillante, porta, come tutti i poeti, profonde ferite, che sono le ferite delle parole che più appaiono nei suoi versi [1 - ma quante virgole ci sono in questa locuzione? ; 2 - e qualche nozione di pronto soccorso, 'sti poeti, che così almeno le ferite se le curano un po'?]: mare, occhi, sole [alla faccia delle ferite]. Luce, notte, labbra, cielo, rosso, mani, vita, terra, luna, stelle, sangue, foglie, fiori, Dio, cuore… [ah, la lista di parole belle e terribili non era finita. E allora, quel punto?] Sono le ferite della meditata frustrazione quotidiana, e alla sua poesia cerca di nascondere facendole esplodere in cronache liriche dallo sfacelo [eh?]. Questa è la tensione modernistica e espressionistica della sua poesia, che gioca clownescamente con forme preziose e spezzature di ritmi (Ruggero Campagnoli)"
"Franco Alvisi nasce nel Mezzogiorno d’Italia nella primavera del ’77. Spirito istrionico e incandescente, nella convinzione radicale che la sete di assoluto vada temperata con l’ironia [radicale - assoluto - temperata? Ma che idea hanno delle progressioni, i compilatori di questa scheda?], è fondatore di un’avanguardia chiamata “Ridicolismo”. Nemico giurato del progresso [non finirà ma di stupirmi il numero di persone implicate nel complotto massonico per l'abolizione dell'aulin e del boiler elettrico], delle violenze e delle convenzioni, dopo una laurea in Lettere Moderne e una incursione nell’Import-Export [coerenza prima di tutto], attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Letterature dell’Europa Unita presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
Il prof. Ruggero Campagnoli ha l’arduo compito di condurlo alla stesura di una tesi sulle forme retorico-psicoanalitiche del futurismo europeo [arduo? Sai le nottate in osteria], impedendogli fra le altre cose di trascorrere lunghi periodi di ricerca in Brasile o in altre pericolose località tropicali. L’amore per le donne e per la vita lo ha fatto ammalare di poesia in età precocissima. Da allora non è più guarito. E, aggiungeremo, non accenna affatto a migliorare [questo è palese]. “Primavera Bizantina” è il suo primo libro." [no, vabbe', il pippone sul titolo del libro ve lo risparmio]



