Che poi "www . letteratura . global - il romanzo dopo il postmoderno" di Stefano Calabrese è un bel saggio, dalla grande bibliografia (anche se non raccolta in una sacrosanta apposita appendice), sprintosamente up-to-date su concetti e teorie, con un ottimo capitolo introduttivo e degli altrettanto bei capitoli su King, DeLillo, Allende, Crichton e Rushdie (autori schiaffiati un po' così nei titoli e usati in realtà per discorrere di molto altro). Ma. Perché mettere giù il tutto in uno stile ultra-bubbolare e semicompiaciuto, tipico degli accademici scaltri? Un esempio:
"La suspense, questa macchina dilatoria dell'agire romanzesco, offre dunque con una mano ciò che toglie con l'altra, in una sorta di abracadabra narratologico: se il genio contenuto nella lampada magica della suspense è il futuro - inteso come presente differito, liquefazione della cronocrazia verso un punto di fuga evanescente -, bisogna almeno poter aggirare l'ostacolo ricorrendo a una "luccicanza" radicata nel nuovo assetto mondiale della conoscenza, di cui il boom del futuro rappresenta la più autentica novità."
Anche se, bubbola dopo bubbola stilistica, ogni tanto saltano fuori delle metafore eccezionali:
"Quanto alla metanarratività, cade come una sottile, insistente pioggia acida sui boschi narrativi."



