martedì, 31 gennaio 2006

 "Quello che si legge entro i 18 anni ci resta nel sangue. Dopo, è soltanto cultura"

Ahahahahahaha. Ahahahah. Ahahah. aha. a. Punto. Divertente (era un battutone, vero?)

Paola Mastrocola, da un'intervista su Repubblica del 31 gennaio 2006 (sulla quale si ritornerà, oh, se si ritornerà)

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venerdì, 27 gennaio 2006
 Arriva il Sciosci Misciosci, in guardia bambini!

“Si può recensire un tramonto?”. Istruzioni per l’uso del lupo.

Segnalo questa frase.  La segnalo perchè le devo gratitudine.  Questa minchiata  (solo apparentemente ingenua e come tale vera cagata) è stato l'ultimo tassello. Non so voi, non so come vi regolerete riguardo alla marea di melassa  montante e montata nel mondo letterario, ma io  farò l'avvocato. Avete capito bene.  Si tratta di scegliere: e il Sciosci Misciosci (quella rete di finte complicità, di complimenti reciproci, di piacerini e lusinghine a cui non è facile resistere) è arrivato anche per me.  Quindi  è il momento di dire. Cambierò saloon, userò un altro mestiere.  Userò l'altra laurea. Questa finta ingenuità, questo ripeto, sciosci misciosci (questa finta tenerezza, detto in puro meridionale), questo gne gne gne ciu ciu ciu biao biao, che palle! letterario, mi spinge a dire, "Cosa vuoi dire? Parla!". E pure, "Che stiamo facendo?!" . Per cercare cose da dire, stufa dei tramonti,  davanti a tanti tramontanti e tramontati, preferisco recensire  in un'aula di tribunale il personale tramonto di una vecchietta sfrattata. Il rischio vero del Sciosci Misciosci c'è. Inutile negarlo! In guardia, bambini! Arriva il Sciosci Misciosci, altro che Lupo!
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giovedì, 26 gennaio 2006

 

Presentazione editoriale di "Primavera Bizantina", di Franco Alvisi, uno dei concorrenti del Grande Fratello di quest'anno (come al solito, le parole in corsivo e fra parentesi quadre [ ] sono misera farina del mio sacco).

"Franco Alvisi, nella scrittura colta e brillante, porta, come tutti i poeti, profonde ferite, che sono le ferite delle parole che più appaiono nei suoi versi [1 - ma quante virgole ci sono in questa locuzione? ; 2 - e qualche nozione di pronto soccorso, 'sti poeti, che così almeno le ferite se le curano un po'?]: mare, occhi, sole [alla faccia delle ferite]. Luce, notte, labbra, cielo, rosso, mani, vita, terra, luna, stelle, sangue, foglie, fiori, Dio, cuore… [ah, la lista di parole belle e terribili non era finita. E allora, quel punto?] Sono le ferite della meditata frustrazione quotidiana, e alla sua poesia cerca di nascondere facendole esplodere in cronache liriche dallo sfacelo [eh?]. Questa è la tensione modernistica e espressionistica della sua poesia, che gioca clownescamente con forme preziose e spezzature di ritmi (Ruggero Campagnoli)"

"Franco Alvisi nasce nel Mezzogiorno d’Italia nella primavera del ’77. Spirito istrionico e incandescente, nella convinzione radicale che la sete di assoluto vada temperata con l’ironia [radicale - assoluto - temperata? Ma che idea hanno delle progressioni, i compilatori di questa scheda?], è fondatore di un’avanguardia chiamata “Ridicolismo”. Nemico giurato del progresso [non finirà ma di stupirmi il numero di persone implicate nel complotto massonico per l'abolizione dell'aulin e del boiler elettrico], delle violenze e delle convenzioni, dopo una laurea in Lettere Moderne e una incursione nell’Import-Export [coerenza prima di tutto], attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Letterature dell’Europa Unita presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
Il prof. Ruggero Campagnoli ha l’arduo compito di condurlo alla stesura di una tesi sulle forme retorico-psicoanalitiche del futurismo europeo [arduo? Sai le nottate in osteria], impedendogli fra le altre cose di trascorrere lunghi periodi di ricerca in Brasile o in altre pericolose località tropicali. L’amore per le donne e per la vita lo ha fatto ammalare di poesia in età precocissima. Da allora non è più guarito. E, aggiungeremo, non accenna affatto a migliorare [questo è palese]. “Primavera Bizantina” è il suo primo libro." [no, vabbe', il pippone sul titolo del libro ve lo risparmio]

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categoria:campagnoli
venerdì, 20 gennaio 2006

Che poi "www . letteratura . global - il romanzo dopo il postmoderno" di Stefano Calabrese è un bel saggio, dalla grande bibliografia (anche se non raccolta in una sacrosanta apposita appendice), sprintosamente up-to-date su concetti e teorie, con un ottimo capitolo introduttivo e degli altrettanto bei capitoli su King, DeLillo, Allende, Crichton e Rushdie (autori schiaffiati un po' così nei titoli e usati in realtà per discorrere di molto altro). Ma. Perché mettere giù il tutto in uno stile ultra-bubbolare e semicompiaciuto, tipico degli accademici scaltri? Un esempio:

"La suspense, questa macchina dilatoria dell'agire romanzesco, offre dunque con una mano ciò che toglie con l'altra, in una sorta di abracadabra narratologico: se il genio contenuto nella lampada magica della suspense è il futuro - inteso come presente differito, liquefazione della cronocrazia verso un punto di fuga evanescente -, bisogna almeno poter aggirare l'ostacolo ricorrendo a una "luccicanza" radicata nel nuovo assetto mondiale della conoscenza, di cui il boom del futuro rappresenta la più autentica novità."

Anche se, bubbola dopo bubbola stilistica, ogni tanto saltano fuori delle metafore eccezionali:

"Quanto alla metanarratività, cade come una sottile, insistente pioggia acida sui boschi narrativi."

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categoria:calabrese
mercoledì, 18 gennaio 2006


DOPO LA FINE

Scritti sulla condizione postuma della letteratura

(titolo e sottotitolo di un libro di Giulio Ferroni a cui rivolgeremo delle domande)

Domanda A. Dopo la fine: quale fine? La sua? la nostra? Quella dell'umanità che in molti speravano credevano di vedere nella fatidica data 2000 (il libro è del 1996)?

Domanda B. Postuma: rispetto a che? Rispetto ai Grandi? Chi può rispondere a Ferroni? Chi gli assicura che qualcuno dei contemporanei  non sarà visto fra qualche decennio come un grande? E se non sarà così, sarà meglio o peggio? Chissà!

Domanda C. Ferroni è professore? Che insegna ai suoi studenti? Dove sta il concetto di relatività (non recente, ma ormai essenziale, ci pare!)  in questa bella affermazione?
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categoria:ferroni, la fine de che
lunedì, 16 gennaio 2006

Si riceve e si ringrazia chi di dovere.

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categoria:scarpa, sguardi profondi
martedì, 10 gennaio 2006

Il quotidiano la Repubblica, per celebrare i trent'anni di pubblicazione, ha messo on-line una serie di documenti e di sondaggi che cercano di ripercorrere sia la storia del giornale che quella del mondo in tutti i suoi aspetti dal 1976 in poi (anno appunto di fondazione del quotidiano). Fra le tante liste, ecco quella che ci interessa: i libri più belli degli ultimi 30 anni, selezionati da Corrado Augias. Vediamo un po' i libri inseriti:

Io non ho paura di Niccolò Ammanniti
Memorie di Raymond Aron
Castelli di rabbia di Alessandro Baricco
Assedio preventivo di Heinrich Boll
Seminario sulla gioventù di Aldo Busi
Lezioni americane di Italo Calvino
Il birraio di Preston di Andrea Camilleri
La lingua salvata di Elias Canetti
Vergogna di John M. Coetzee
Il Nome della Rosa di Umberto Eco
Un ospite d'onore di Nadine Gordimer
Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris
Il secolo breve di Eric John Hobsbawm
Lo scontro delle civiltà di Samuel P. Huntington
It di Stephen King
Il Budda delle periferie Hanif Kureishi
I sommersi e i salvati di Primo Levi
Danubio di Claudio Magris
Cronaca di una morte annunciata di Gabriel G. Marquez
Marianna Ucria di Dacia Maraini
Alla curva del fiume di Vidiadhar S. Naipaul
Il cardillo addolorato di Anna Maria Ortese
Neve di Orhan Pamuk
Sillabario n°2 di Goffredo Parise
Nati due volte di Giuseppe Pontiggia
Harry Potter di JK Rowling
I figli della Mezzanotte di Salman Rushdie
Memoriale del convento di José Saramago
Il profumo di Patrick Suskind
Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

Tanto per fare un po' l'anglista, quale effettivamente sono, a commento ho una parola sola: appalling (oh, non tutti, beninteso, un tre quattro li prendo e li salvo, e gli altri che vadano pure sommersi, che questa lista è una vergogna).

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categoria:augias
lunedì, 09 gennaio 2006

"Io penso che sia morta la letteratura. Mi chiedo chi, oggi, faccia ancora letteratura, intendendo per letteratura una forma “alta” di espressione dello spirito. Pochi, forse neppure i Premi Nobel. Il problema è che dobbiamo scalare di una marcia o due, parlare al massimo di “narrativa” e riparametrare giudizi e valori. Di qui la morte della grande critica letteraria. D’altronde, i migliori critici non sono mai stati i critici di professione o i docenti universitari, ma alcuni tra i più importanti poeti e scrittori: Baudelaire, T. S. Eliot, Proust, Montale, Savinio, Pasolini, per fare qualche nome. Oggi siamo in una fase di recessione letteraria, i romanzi di intrattenimento hanno vinto la partita, l’editoria asseconda le quote aggiuntive di lettori, recensire non richiede più alcuna specializzazione."

Riccardo De Gennaro, sull'ultimo numero di Origine

[ci sono così tante cose, così tanto sbagliate, in queste parole di De Gennaro, che neanche vale la pena di iniziare a commentarle]

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categoria:de gennaro
giovedì, 05 gennaio 2006

Qualche estratto da un articolo di Maurizio Liverani, apparso su Il Giornale.

" 'Globalizzata e banale'. Con questo giudizio sprezzante Dominique Fernandez, appassionato esperto di letteratura italiana, ha voltato di colpo le spalle alla nostra produzione letteraria. [...] 'Tabucchi è esile, Busi è orrendo', dice il critico francese.[...] Chi sono questi uomini di lettere? Quelli che oggi il critico francese Dominique Fernandez accomuna nel termine 'disastro'. Sono alcuni 'librieri' che vivono di recensioni e che nel ventre della letteratura se ne stanno arronciliati come i famosi vermi, più noti come “tenie”. S’incappa in loro come si incappa nel colera; si deve già essere predisposti in maniera sufficientemente morbosa. Stanno al crocevia di tutti i premi letterari; ogni anno mettono le dita del polso delle lettere e se non avessero questo potere vivrebbero fino in fondo la loro bancarotta letteraria. Uno di questi si chiama Angelo Guglielmi, oggi assessore alla Cultura del comune di Bologna. Poi ci sono i critici che hanno una predilezione particolare per i letterati che stanno per indossare il cappotto d’abete, la famigerata cassa da morto.

[sulla seconda parte, quella sui critici, si può anche essere abbastanza d'accordo, ma, oh, la letteratura italiana contemporanea sarebbe solo Tabucchi e Busi? Bell'esperto. E poi, quel "globalizzata" - solo perché Tutto il ferro della Torre Eiffel è ambientato un po' a Parigi e un po' in Germania non è giusto dargli addosso così - c'è anche l'episodio italiano su Gadda, vivaddio!]

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categoria:fernandez